| Il loro Natale di Gaetano Di Vaio |
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| Magazine - Visioni | |
| Sabato 26 Febbraio 2011 14:33 | |
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Amore. Rabbia. Sorrisi. Dolcezza. Amici e parenti. E ancora rabbia e ricerca di dignità . Napoli, stavolta da un altro punto di vista. Il punto di vista di chi i problemi li ha vissuti sulla propria pelle e, pur avendoli superati, non dimentica e documenta in maniera egregia, con l’aiuto di tante protagoniste, solo donne.
Ma il racconto, in questo caso, è un altro. Si riportano i tanti problemi di chi ha il marito, la madre o un figlio in carcere. Si racconta “Il loro Nataleâ€, la loro vita sempre più difficile, le spese per gli avvocati, l’arte di arrangiarsi per acquistare cibo ai figli ed un pacchetto di sigarette al detenuto. E poi le interminabili file a Poggioreale (il carcere di Napoli). Questo è un punto caldo del film, quello che sicuramente preme far notare a tutti quelli che passano ore ed ore ad aspettare di entrare; forse l’unica cosa che sperano possa cambiare: vedere per 50 minuti i propri cari vuol dire sempre più spesso perdere la dignità , stare in fila anche dalla notte prima come animali in un carro bestiame, anche sotto la pioggia. E scoprire, perché no, che non possono neanche vederlo il proprio congiunto, semplicemente perché l’hanno trasferito in un alto carcere senza avvertire la famiglia. Certo, non è la cosa più importante, ma auspicare grandi cambiamenti nelle carceri italiane, dove in stanze da 10 vivono in più del doppio, con docce fatiscenti, cattiva cucina, sostegno medico e psicologico a volte inesistente, sarebbe troppo. Dopotutto, suicidi omicidi e morti dovute alla noncuranza sono da sempre all’ordine del giorno. Non si può che chiudere con Dostoevskij: “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioniâ€.
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